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Riportiamo qui di seguito l’intervento di Lorenzo Siviero, coordinatore nazionale Arci Real, al convegno VERSO I NUOVI MODELLI DI MUSICA DAL VIVO, svoltosi a Bologna il 30 gennaio scorso.

“ReAL è la Rete Arci Live. Una Rete che conta circa 150 circoli sul territorio nazionale nella maggior parte delle regioni italiane.
Una rete diffusa, fatta anche di spazi medi, piccoli e piccolissimi, che si impegna quotidianamente (non solo in grandi eventi o solo d’estate) nella promozione della musica dal vivo.
E’ il più grande circuito di live club in Italia.
Il dato SIAE 2014 ci dice che Arci nel 2014 ha realizzato 15mila spettacoli dal vivo che ha visto la partecipazione di 2milioni di persone ed un introito di 8milioni di Euro.
Il dato della partecipazione è peraltro sottostimato perché censisce esclusivamente gli ingressi a pagamento mentre sappiamo che molti degli spettacoli e, soprattutto, molti concerti che si svolgono nei nostri circoli sono ad ingresso gratuito.

Allo stesso tempo ha una peculiarità intrinseca, costituita dal fatto di essere no-profitit. Una valenza sociale, culturale ed aggregativa che ne costituisce il valore aggiunto.

Una assenza di scopo di lucro che non vuol dire però assenza di economia né tantomeno assenza di professionalità.

Sono qualche centinaio i direttori artistici, i tecnici e gli operatori coinvolti nella nostra filiera.

Fra questi vi sono volontari, come in tutte le attività della nostra associazione, ma ci sono tanti giovani che stanno imparando una professione per il loro futuro. Così come ci sono veri professionisti del settore.
Parto dunque da qui per ribadire una parte del documento che abbiamo condiviso a Milano con Assomusica, ovvero la necessità di <<favorirela formazione professionale dei musicisti. Ed (…) istituire la formazione professionale delle varie
figure coinvolte nella filiera, dalle figure tecniche, a quelle organizzative (responsabili, direttori, assistenti di produzione), a quelle amministrative, a quelle addette alla promozione e comunicazione, fino alla figura di organizzatore di spettacoli dal vivo europeo, con conseguente riconoscimento delle categorie in
appositi albi o elenchi certificanti, tramite il coordinamento con le Regioni. (…) >>

Naturalmente c’è il tema fondamentale della formazione musicale nelle scuole di ogni ordine e grado, che per la musica dal vivo significa formare un pubblico del futuro.

Perchè parliamoci chiaro: la crisi di pubblico, se si fa eccezione per i grandi eventi e la televisione, è tangibile. Vi è, soprattutto, sempre meno curiosità per i nuovi ascolti.

Inoltre, anche se non vorrei essere pessimista, vedo, nelle nuove generazioni, un venire meno dell’interesse per la musica suonata.

In questo quadro occorrono politiche specifiche ed investimenti da parte del governo. L’ultimo biennio è stato molto prolifico in termini di confronto ed elaborazione sia fra gli addetti del settore sia con il Parlamento ed il Governo. Abbiamo attraversato una
stagione rosea con il decreto valore cultura e tutto ciò che ne è disceso in termini normativi e di semplificazione.

Il solco da seguire è quello del positivo lavoro svolto con ”l’affare assegnato sull’offerta culturale nel settore musicale” ed il confronto sull’applicazione della direttiva Barnier (peraltro imminente).
Un lavoro che ha prodotto positivi riverberi nella legge di stabilità:
dai proventi della copia privata per la filiera dei giovani autori al milione di euro per tre anni su festival, cori e bande ai bonus fiscali per l’acquisto di strumenti musicali agli studenti ed ai diciottenni per i consumi culturali.

Anche l’avvio della procedura per la destinazione del 2 per mille alle associazioni culturali e l’azione MigrArti vanno nella direzione di intendere la cultura un bene comune per tutte e tutti.

In tutto questo io credo che anche la SIAE debba avere un ruolo: promozione della musica giovanile (bene quanto messo in atto per gli under 30 ma non basta), risorse per incentivarne la musica dal vivo, valorizzazione delle reti di promozione e circuitazione dei giovani musicisti.

C’è dunque ancora molto da fare e per tornare, e chiudere, su prospettive e richieste, io credo sia fondamentale proseguire sul piano normativo e su quello dell’implementazione delle risorse. Il lavoro sul FUS, una legge sullo spettacolo dal vivo, la detassazione, nella musica, di tutto ciò che attiene a sperimentazione e sviluppo ma anche educazione popolare e diffusa. Quindi non solo ‘alcune categorie di persone’ e non solo la musica cosiddetta colta.

Continuiamo nel dialogo ed il lavoro fra tutti i soggetti del settore, senza steccati, come fatto in questi ultimi due anni. Avremo solo da guadagnarci tutti quanti ma soprattutto avrà da guadagnarci la musica dal vivo del futuro.”